L'11 luglio dopo aver passato una fantastica settimana in crociera per le Isole greche sono andata al consolato americano di Milano a fare il visto. Ero molto indecisa la sera prima sull'abbigliamento da tenere in consolato: i pantaloncini corti erano troppo scandalosi?! Camicia era troppo formale? Alla fine ho optato per jeans lunghi,canottierina bianca e camicia azzurra lasciata aperta. Mi sono svegliata alle 5 per prendere il treno e lì ho mi sono incontrato con un'altra Exchange di Cuneo, Carlotta, che andava anche lei quel giorno al consolato per ottenere il visto accompagnata da un amico.
Dopo circa 4 ore di treno arrivammo nella stazione di Milano centrale alle 9,30 . Ci fermammo in un bar a fare colazione e poi grazie all'utilissimo iphone di Carlotta riuscimmo a raggiungere il consolato in tempo per il nostro appuntamento che era alle 10,30. Il consolato era un alto edificio grigio con delle enormi bandiere americane che svolazzavano ai lati. C'era un posto di blocco con militari e tutto e una lunga coda che sviluppava per tutto il lato maggiore dell'edificio.
<<Oddio!Dobbiamo fare tutta quella coda?>> chiesi a Carlotta.
<<Si,penso!>> rispose lei mettendosi in fila . Ci avremo messo secoli O.o
A lato della coda riconoscemmo alcuni Exchange della WEP e proprio in quel momento mi sentii chiamare da Chiara, una Exchange che conoscevo anche prima grazie a un'amica comune e che sarebbe finita in Michigan.
<<Ciao Ary!>>
<<Ciao Chiara!Come va? Ma è questa la coda?>> chiesi indicando le persone in fila alla mia destra.
<<No no noi della WEP ne abbiamo una a parte!>> così scoprimmo che noi della WEP avevano una coda a parte (che VIP!) e così sollevate ci mettemmo in coda con loro. Lì incontrai alcune ragazze che avevo conosciuto al seminario di preparazione a Voghera che avevano ottenuto il placement e che sarebbero finite in California. Poi conobbi anche delle ragazze nuove che andavano nello stato di Washington. Entrammo in gruppi di 5 e mi ritrovai con una ragazza che andava nello stato di Washington, un ragazzo senza placement e una che andava in Alabama. Passammo attraverso i raggi x che ci esaminarono da testa a piedi e poi prendemmo un ascensore che ci portò fino al terzo piano dove una signora ci diede dei documenti,ce ne fece firmare altri e poi ci spedì in una stanzetta bianca con tante sedie nere a prendere le impronte digitali e a fare il colloquio con il console che fu una vera passeggiata: il console,anzi LA console era una signora con i capelli scuri e gli occhi chiari seduta dietro un vetro che ci chiese in italiano ( ci facevano andare 2 per volta) dove andavamo e perché. FINE. E io che mi ero scritta il giorno prima un discorsone su un foglio in inglese temendo di fare scena muta! L'intero appuntamento durò non più di 15 minuti e lasciammo lì il passaporto ( anche se mia madre mi aveva assolutamente ordinato di NON lasciare assolutamente nessun documento lì e SOPRATUTTO non il passaporto, ma sinceramente temevo più i militari in divisa che mia madre infuriata a casa) e ci dissero che che ce lo avrebbero riconsegnato dopo qualche giorno e che la WEP sarebbe poi passata a ritirarli . Uscita dal consolato tirai un luuungo sospiro di sollievo: fuori trovai Carlotta,l'amico e conobbi due ragazzi di Torino simpaticissimi con cui legai subito e un'altra ragazza anche lei Torinese con cui parlai molto delle nostre host family.Lei andava in Colorado e come me era capitata in una famiglia composta solo da madre e padre :insieme parlammo dei vantaggi della nostra situazione e alla fine della chiacchierata mi sentii più tranquilla. Il nostro nuovo gruppetto appena formato decise di andare come perfetti turisti a vedere il Duomo di Milano e poi facemmo un giro per le vie dello shopping con me come guida (che in realtà non mi oriento per niente a Milano ma ero quella messa meglio). Dopo andammo fino in stazione ,durante il tragitto Carlotta ci fece degli indovinelli tortura -neuroni e quando finalmente raggiungemmo la stazione avevo il cervello fuso. Mangiammo pranzo da Mc Donalds e dopo ci dividemmo. Carlotta e l'amico rimasero ancora a Milano perché dovevano incontrare una cugina mentre io e i due ragazzi torinesi prendemmo il treno. Furono le 2 ore di treno più divertenti che io abbia mai passato: i ragazzi si chiamavano Giacomo e Riccardo che però si faceva chiamare "Rich" ma che io soprannominai "Cucciolo" perché con quei riccioli scuri,gli occhiali e i grandi occhioni marroni faceva davvero tenerezza. Durante il viaggio parlammo di tutto ma soprattutto ridemmo un sacco. Giacomo era finito in un paesino minuscolo e sperduto del Michigan e visto che aveva sfottuto per tutto il tempo il paesino dove abito io,Verzuolo ,(questo è proprio un vizio dei torinesi, il mio migliore amico di Torino è uguale. Mi sfotte sempre perché io abito in un paesino minuscolo dove non c'è niente e c'è solo un binario del treno alla stazione.) lo ho preso in giro un po' per il paesino dove è capitato.
<<Questa sì che è giustizia: io ho vissuto in un paesino sperduto per 17 anni e tu stai per 6 mesi. Tiè!>>
Poi ci siamo messi a discutere su quali tipi attirassero le ragazze: Giacomo incarnava il tipo play-boy
e Rich il tipo "cucciolo"... Quante scemenze abbiamo detto!
All'arrivo a Torino ci siamo separati perché loro erano arrivati mentre io dovevo ancora prendere un altro treno di un ora e un quarto per arrivare a Verzuolo.
<<Ci vediamo!>> dissi ai miei nuovi amici. E Jack replicò:<<Sarà più probabile che ci sentiamo!>>.
Una settimana e mezza a dopo mio padre mi telefonò da casa (io ero al mare) che mi era arrivato il Visto: fantastico! Usa sto arrivando!
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